50° edizione della rassegna “Mazzilis”

Ieri pomeriggio presso la bellissima chiesetta di S. Leonardo a Cavalicco, apertura della 50° edizione della Rassegna d’arte “Ferruccio e Luigino Mazzilis”. 
Un vera e propria narrazione attraverso la storia e l’identità del paese con le opere di alcuni degli artisti che in questo mezzo secolo hanno raccontato il territorio.

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Mario Brunello nella chiesa di San Francesco

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Serata entusiasmante quella organizzata dalla Fondazione Bon nell’ambito della stagione musicale. Appuntamento in “trasferta” presso la meravigliosa chiesa di San Francesco a Udine. Protagonisti del concerto il violoncellista Mario Brunello, il coro del Friuli Venezia Giulia ed il percussionista Gabriele Rampogna. Uno spettacolo di altissimo livello che ci fa rendere orgogliosi della Fondazione e di tutti coloro che si adoperano quotidianamente per diffondere la cultura ed in particolar modo la musica.

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Cominciamo a pensare al territorio

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Cominciare a pensare al futuro del territorio è un momento straordinario.
Ieri sera eravamo in 20 attorno ad un tavolo a parlare di cultura, perché in questi anni molto è stato fatto ma è giusto continuare a guardare avanti perché tutto cambia ed è necessario accompagnare i cambiamenti.
Valorizzazione della storia e dell’identità del territorio, fiducia ai giovani, promozione delle eccellenze, reti tra famiglie e poi musica, arte e tanto altro ancora.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato sapendo che attraverso la condivisione daremo valore aggiunto alle nostre proposte.

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A via “Note di Natale 2018”

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Ha preso il via la rassegna “Note di Natale” che, come ogni ormai consuetudine, rappresenta il principale momento culturale ed artistico di fine anno.
Il via è stato dato dal concerto del Coro Bariglarie presso il centro civico di Tavagnacco.
Il modo migliore per entrare nel clima natalizio.
Grazie di cuore a Paola Selva per l’organizzazione.
Il prossimo appuntamento sarà domenica 16 alle 20.45 con la 22° edizione di “Musica Insieme” che vedrà la partecipazione dei 5 cori presenti sul territorio comunale.

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E’ mancato Valter Ceschia

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Ieri la comunità di Tavagnacco ha perso un uomo straordinario. A 86 anni è mancato Valter Ceschia, studioso, giornalista, autore di molti testi che hanno raccontato la storia del nostro territorio e della nostra comunità.
Lascia in eredità le sue parole che ci auguriamo possano diventare patrimonio di tutti ed in particolare delle nuove generazioni.
E’ stato un uomo impegnato e determinato, garbato e mai sopra le righe.
Come Amministrazione Comunale ci assumiamo da subito l’impegno di ricordarlo ma soprattutto di valorizzare il grande patrimonio storico e culturale che lascia alla sua comunità.

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“A night at the winery”

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“A night at the winery 2018” è un bellissimo progetto che porta la registrazione di concerti jazz dal vivo nelle cantine della nostra Regione.
Ieri il “tour” ha fatto tappa nella cantina dell’agriturismo Tonutti ad Adegliacco.
Gabriele Mirabassi al clarinetto ed Enrico Zanisi al pianoforte hanno offerto uno spettacolo meraviglioso.
Grazie all’etichetta Cam Jazz, al sempre grande Stefano Amerio con lo studio di registrazione Artesuono Recording Studios e all’agriturismo Tonutti. Un mix perfetto.

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Commemorazione di 26 partigiani

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Il 29 maggio del 1944, 26 partigiani (di cui 13 di Feletto U.) furono impiccati a Premariacco e San Giovanni al Natisone. Quest’anno ho avuto l’onore dell’orazione ufficiale ed invece di esprimere il pensiero di un sindaco, nato e vissuto in tempo di pace, ho cercato di trasmettere (a modo mio) il pensiero di uno o più di quei 26 uomini.

“Cari cittadini, mi chiamo Angelo (Del Degan 18), ma anche Ezio (Baldassi, San Giovanni 16), o forse Bruno (Clocchiatti, Corno 17) e noi non ci siamo mai conosciuti e non potrebbe essere altrimenti considerato che quando voi avete festeggiato nelle piazze e nelle vostre case la Liberazione dal nazifascismo noi eravamo morti da tempo.

Abitavo a Feletto, ma anche a San Giovanni al Natisone e a Corno di Rosazzo e sono uno di quelli che, a malincuore, si è trovato giovane con una guerra dentro casa e con tristezza e speranza ho dovuto affrontarla conoscendo i rischi ma anche i doveri di un cittadino amante della libertà.

L’ho fatto per me e per le mie idee, per la mia famiglia e per il mio Paese.

Altri l’hanno fatto per ragioni diverse ma alla fine ci siamo trovati fianco a fianco. Altri ancora hanno scelto la parte sbagliata. Nemmeno loro, come me, ce l’hanno fatta e se oggi non ci dispiace che li commemoriate, non dimenticatevi mai che la loro era la parte sbagliata.

Ora, a distanza di tanti anni, sappiamo com’è andata a finire e oggi sarete con le vostre comunità a ricordare me e tutti quelli come me che hanno imbracciato le armi perché c’era una vita da difendere ed una libertà da riconquistare.

Io e i miei amici e compagni abbiamo pagato con la vita una guerra ed un’occupazione brutale ed efferata ed alla fine siamo morti per una rappresaglia disumana.

26 di noi per vendicare 3 soldati tedeschi uccisi qualche giorno prima. Qualcuno potrebbe dire che questa è la guerra e forse è proprio vero. I partigiani in quel periodo erano rintanati sul Collio e talvolta riuscivano a colpire gli occupanti nazifascisti con azioni rapide ed incisive.

Così infatti successe il 17 maggio 1944 a San Giovanni al Natisone e 8 giorni dopo sulla corriera Udine-Cividale in sosta qui a Premariacco.

Noi, nelle settimane precedenti avevamo vissuto l’orrore del carcere e quando la mattina del 29 maggio fummo prelevati e caricati su un camion rosso era lontano il pensiero di ciò che sarebbe accaduto.

Scortati da un secondo mezzo pieno di SS armate ci dirigemmo verso Cividale; eravamo certamente prigionieri, ma ignari del motivo del nostro viaggio. Non potevamo immaginare che proprio qui a Premariacco e poco lontano a San Giovanni al Natisone stessero costruendo il patibolo su cui noi saremmo morti, ed i nostri ideali e le nostre speranze di giovani e meno giovani si sarebbero definitivamente dissolti.

Avevamo 18, 16 ed anche 17 anni e la nostra vita la immaginavamo con il sorriso: una guerra finita, la pace, il rientro in famiglia, l’amore, il lavoro, i viaggi, la vecchiaia. Tutto ciò che desidererebbe una persona normale.

Invece quella guerra, l’occupazione, il nazifascismo, la privazione della libertà, le violenze, le uccisioni, quel patibolo, il “trattamento speciale” (così lo chiamavano i tedeschi) si portarono via i nostri sogni.

Quella mattina qualcuno tentò di far cambiare idea ai nostri aguzzini ma il nostro destino stava nella parole dell’interprete: “Sono già confessati al diavolo”.

Ci legarono le mani dietro la schiena, ci fecero salire su una panca che un attimo dopo tolsero togliendoci la vita e tutto ciò che essa rappresentava.

Fu un attimo, sufficiente soltanto per alcuni di noi, a gridare “Viva l’Italia libera”.

Fummo lasciati lì a penzolare fino a sera perché la gente doveva vedere. Così funzionava il terrore nei confronti del popolo. Vedere quei corpi appesi doveva servire da lezione e doveva far capire che il nazifascismo non tollerava opinioni diverse e tantomeno chi avesse cercato di incrinare quel modello che a loro sembrava ideale e perfetto.

Ma ideale e perfetto non lo era e noi lo sapevamo. Era basato su valori totalmente lontani dai nostri, sul sopruso, sulla prevaricazione, sul terrore, su supposte supremazie di alcuni su altri.

I mesi successivi devono essere stati durissimi, pieni di scontri e perdite di ulteriori vite umane, ma sappiamo che il coraggio, la forza, l’ostinazione di tanti partigiani e di tanti semplici cittadini ha contribuito a distruggere quel “mostro” e a riportare la pace e la libertà nei nostri paesi e nelle nostre comunità.

Io e miei compagni non ci siamo più ed ora non mi resta che pensare di vivere i miei “vorrei” attraverso ciascuno di voi.

Vorrei che noi non fossimo soltanto dei nomi incisi su una parete o su una lapide e che non vi sentiste costretti a pensare a noi solo perché una ricorrenza ve lo chiede.

Vorrei che non vi dimenticaste mai di tenere vivi i valori ed i princìpi per cui noi abbiamo lottato, sofferto, trascorso del tempo in carcere, sapendo in cuor nostro che forse non ce l’avremmo fatta.

Vorrei imparaste dagli eventi della storia perché troppo spesso questi si ripetono, a volte anche in maniera più tragica.

Vorrei parlaste alle nuove generazioni per spiegargli che il seme della giustizia e della pace va coltivato con pazienza e tenacia e vorrei che comprendessero, che al contrario di noi, hanno una vita davanti e potranno dare tanto quanto abbiamo dato noi. Parlate loro e fate in modo che le loro scuole diventino un luogo di cultura e solidarietà perché la solidarietà è stata la salvezza di molti di quelli che invece la festa della Liberazione l’hanno vissuta da vivi.

Vorrei che i giovani leggessero perché tra qualche anno un grande poeta friulano, Pier Paolo Pasolini, dirà “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura.”

Vorrei che capiste di essere fortunati; noi sognavamo la pace e oggi qualcun altro ne beneficia, ma anche grazie a noi; però non datela mai per scontata.

Vorrei che aveste coraggio nelle scelte che farete, perché è giusto difendere ciò che noi e quelli dopo di noi hanno conquistato, ma la vita corre e dovrete lottare per renderla migliore per voi e per le generazioni che verranno.

Vorrei che faceste vostri princìpi quali il rispetto e la tolleranza perché in quegli anni il rispetto e la tolleranza non erano visti di buon occhio. Ma ciascuno di voi deve operare affinchè la propria comunità sia coesa e pacifica e per fare ciò dovrete basarvi su tutti quei princìpi che ogni dittatura nega e vìola.

Vorrei che poteste fare tutte quelle cose per cui noi abbiamo lottato ma che l’assurdità della guerra ci ha impedito di beneficiare.

Vorrei che non vi dimenticaste mai di noi ma soprattutto di tutto ciò che rappresentiamo.

Viva l’Italia, viva la Resistenza.”

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“Utoya” al teatro Bon

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Tutti noi abbiamo impresso nelle menti le tremende stragi del fanatismo islamico avvenute in Europa (Bataclan, Charlie Hebdo, Nizza, Manchester, Berlino, Bruxelles…).
Quasi nessuno però ricorda il massacro di Oslo e Utoya quando un giovane filo nazista prima uccise 8 persone con una bomba di fronte al palazzo del governo, poi si recò sull’isola di Utoya e durante un’assurda caccia all’uomo uccise in 77 minuti, indisturbato, 69 ragazzi che partecipavano ad un campeggio del partito Laburista.
A questa strage è dedicato lo spettacolo andato in scena ieri sera presso la Fondazione Bon.
Un racconto drammatico e toccante attraverso la storia di 6 persone coinvolte emotivamente in quella tremenda giornata.
Bravissimi gli attori e bravo il giornalista Luca Mariani (presente a teatro) autore del libro “il silenzio sugli innocenti” che racconta quel drammatico evento.

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Centro di infanzia musicale

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Venerdì scorso il presidente ed il direttore della Fondazione Bon, Andrea Giavon e Claudio Mansutti, assieme ai propri collaboratori, hanno presentato alla giunta comunale il 1° centro per l’infanzia ad indirizzo musicale ed artistico della nostra Regione.
Un progetto ispirato alla ormai consolidata esperienza di “Reggio Children” in cui la musica, le parole, il giardino, i colori degli ambienti, mescolati assieme creeranno un luogo magico.
Grazie alla Fondazione Luigi Bon per lo straordinario intuito.
Noi per quanto necessario e possibile ci saremo per garantire un ulteriore bellissimo servizio al nostro territorio.

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La poesia di Edoardo De Angelis

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Edoardo De Angelis è uno straordinario poeta e paroliere. Quest’anno è stato uno degli ospiti della rassegna dei “Concerti del Giovedì”, dedicato ai 20 anni del Centro di Ascolto Donna uno dei servizi della nostra Amministrazione maggiormente apprezzati. Nello spettacolo “Anna ha visto la luna”, De Angelis ha raccontato attraverso le parole e la sua musica il suo rapporto con il mondo femminile. Un grande successo che ha permesso a ciascuno dei presenti di immedesimarsi in quegli straordinari versi.

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18° Festa della verza

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Complimenti alla Pro Loco CIL di Feletto per l’ottima riuscita della 18° edizione della Festa della Verza. Un’edizione che ha introdotto il concorso culinario legato a ricette con la verza coinvolgendo molti appassionati della cucina.
Bravi per aver portato avanti una tradizione importante ma anche per essere riusciti a farla crescere introducendo novità ed entusiasmo.

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